Complicato tenere un congresso del partito di maggioranza a Manchester, proprio mentre il governo doveva annunciare la rinuncia al progetto di alta velocità ferroviaria da Londra verso il nord Inghilterra. Un brutto colpo per le Midlands, una polemica che ha avvelenato i lavori e il dibattito pubblico. La seconda fase del piano High Speed 2 avrebbe dovuto raggiungere proprio Manchester, riducendo i tempi di viaggio e la distanza anche psicologica, non solo economica e sociale,  tra il sud ricco e il nord post industriale e derelitto in molte aree.

Per giorni il Premier Rishi Sunak, leader dei Tories, ha cercato di raddrizzare una “narrazione” compromessa dall’accusa di avere tradito l’impegno di “levelling up”, cioè di riequilibrare le diverse regioni con investimenti e incentivi. Si sono aggiunti poi veleni e sospetti sui responsabili dell’indiscrezione, arrivata ai giornali poco prima della Conferenza. L’annuncio della scure sul progetto “HS2” avrebbe dovuto avvenire con il Budget d’autunno, a novembre. Martellati di domande nelle interviste i ministri si sono trincerati dietro risposte generiche perché la linea doveva darla il primo ministro. Risultato: una immagine di reticenza e poca trasparenza.

Con queste premesse non stupisce che l’attesa fosse tutta per l’intervento finale del leader. Sunak ha affrontato subito la spinosa questione, rivendicando la decisione e spiegando che i lavori, realizzati fino a Birmingham, hanno già raddoppiato i costi rispetto al progetto del 2012. I 36 miliardi risparmiati cancellando la tratta Birmingham-Manchester saranno comunque investiti nel Nord Inghilterra per migliorare trasporti e infrastrutture. Insomma, soldi spesi meglio in progetti meno faraonici e più pratici. Chiuso questo capitolo, è arrivato al cuore del suo programma, quello che  lo porterà a guidare il partito alle prossime elezioni politiche, da tenersi entro la fine del 2024.

Slogan centrale: “vogliamo cambiare dalle fondamenta il nostro paese”. Per questo occorrono decisioni impopolari ma a lungo termine più proficue. Come quella su HS2 o come il rinvio di alcuni target di riduzione delle emissioni nocive all’ambiente, cinque anni in più per il passaggio alle auto elettriche e al rinnovo di impianti di riscaldamento inquinanti, pur mantenendo l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050. Annuncio gradito alle famiglie che risparmieranno, posticipando gli acquisti, ma considerato ipocrita dagli ambientalisti.

Ed ancora la lotta all’immigrazione clandestina sulla Manica, che ha già fatto registrare quest’anno un calo del 20% degli arrivi. Impegno a dimezzare entro l’anno l’inflazione, “il maggior fattore di erosione dei salari” dice Sunak, che evita invece promesse sul fronte del taglio delle tasse, che il debito pubblico non consente. Restrizioni nella concessione di sussidi disoccupazione ma aumento a 11 sterline (quasi 14 euro) del salario minimo. Insomma Sunak cerca di mantenere i valori tradizionali del partito conservatore  intercettando nello stesso tempo la voglia di cambiamento degli elettori. Nei sondaggi da mesi sono in ampio vantaggio i laburisti di Keir Starmer, da qui l’evidente necessità di cambiare marcia. Dopo 13 anni di governi conservatori, in cui lui stesso è stato esponente di primo piano, la promessa di “cambiare dalle fondamenta” il Paese è però poco credibile. A meno di non criticare i suoi stessi predecessori e molte scelte, a cominciare dalla Brexit, che hanno penalizzato il Regno Unito. Questo Sunak non lo può fare per non mettere sotto accusa i pezzi da novanta del suo partito. Liz Truss è ricomparsa proprio in questo congresso con una applauditissima partecipazione, un dibattito in cui ha ribadito il suo mantra, “meno tasse e più crescita”, incurante dell’esito catastrofico che l’anno scorso la sua manovra finanziaria ebbe per la sterlina, i titoli di stato e le pensioni dei britannici, costringendola in pochi giorni alle dimissioni.

Sono le donne le più attive nella fronda interna a Sunak, come la ministra degli Interni Suella Braverman, fautrice della linea dura contro “l’uragano che sta arrivando”, cioè l’immigrazione clandestina. O la ex ministra Priti Patel, altra esponente dell’ala destra che sembra sempre più uscire allo scoperto, tanto da flirtare (politicamente) persino con l’ex reietto nazionalista Nigel Farage, accolto da abbracci e sorrisi negli eventi a latere del programma ufficiale.

Insomma, questo congresso ha confermato che la leadership di Rishi Sunak è debole, incapace di tenere sotto controllo la bomba mediatica della rinuncia a HS2  nè di fronteggiare la sotterranea -ma nemmeno tanto- contestazione a destra di molti esponenti di primo piano. Non gli gioverà certo il sostegno pubblico della moglie, la miliardaria Akshata, figlia del magnate indiano dell’informatica Narayana Murty. A sorpresa è salita sul palco della conferenza di Manchester per una lunga presentazione, molto intima e personale, del marito premier. Caso rarissimo sul podio di un evento di partito, l’ultima era stata la moglie di Gordon Brown ad intervenire al congresso laburista del 2009. L’anno successivo il marito premier veniva sconfitto dal conservatore David Cameron. O i Sunak non sono superstiziosi o nessuno glielo aveva ricordato.

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