Il disturbatore ecologista che ha interrotto l’inizio del suo discorso ha fatto un grande favore a Keir Starmer, il leader laburista. Lo ha cosparso di brillantini sul podio del congresso di partito a Liverpool, lasciandolo come Mago Zurlì allo Zecchino d’oro. Così Starmer è stato costretto a togliersi la giacca e a rimboccarsi le maniche della camicia. Miracolosamente ha perso allora quell’aria sempre un po’ troppo rigida e legnosa. È stato molto più convincente nel suo ruolo di leader ad un passo da Downing street, alla guida di un partito col vento in poppa dei sondaggi.
È dall’anno scorso che i Laburisti vedono vicino il traguardo, dopo il surreale spettacolo di tre governi conservatori in una sola estate e cinque in pochi anni. In questo ultimo congresso prima delle elezioni politiche dell’anno prossimo, Starmer ha avuto buon gioco, dunque, a infierire sui pessimi risultati dei 13 anni di governi Tory. Il leader laburista ha riproposto la “Better off question”, la famosa domanda che nel 1980 Ronald Reagan fece al pubblico in un dibattito tv con il presidente uscente Carter: “Ma adesso state meglio o peggio di quattro anni fa?”. Nel caso inglese l’affollatissima platea di delegati ha avuto ben chiara la risposta. “Le cose possono solo andare meglio”, ha concluso Starmer.
In questo discorso però doveva anche spiegare non solo le debolezze altrui ma anche perché il suo Labour è la prospettiva giusta per il futuro. Doveva dimostrare carattere e doti di leader. Doveva convincere sulla sua passione politica, non ideologica come nel suo predecessore Corbyn, ma comunque ancorata ai valori della sinistra britannica. Starmer c’è riuscito partendo dalle differenti caratteristiche del partito che ha plasmato nei suoi tre anni di segreteria. Ha messo all’angolo l’ala più estremista della gestione Corbyn, adesso i laburisti si dichiarano fermamente al fianco della NATO, del sostegno all’Ucraina, uniti nella condanna delle atrocità di Hamas. Un partito che ha riportato la barra al centro, in continuità con la politica blariana, dove non a caso hanno ritrovato spazio consiglieri del vecchio leader come Peter Mandelson. “Noi siamo i modernizzatori, i ricostruttori – ha scandito Starmer – ci impegniamo a un decennio di rinnovamento nazionale”.
Punti chiave, il risanamento del Servizio sanitario nazionale (NHS), prostrato dai tagli alla spesa dei governi conservatori e dalla pandemia. La costruzione di infrastrutture con un fondo pubblico per la partnership pubblico-privato. La modifica del regime fiscale privilegiato per i residenti non domiciliati. La riforma delle norme sul lavoro troppo flessibili, con l’abolizione dei contratti a zero ore e l’aumento del salario minimo.
Il nuovo Labour promette così stabilità economica dopo l’avventurismo di Johnson e tanto più di Liz Truss. Una crescita che si associ alla responsabilità fiscale per diminuire il debito pubblico, giunto anche qui oltre il cento per cento del PIL. Insomma, una prospettiva economica rassicurante non fondata solo sull’aumento delle tasse ed espansione dell’intervento pubblico. Una ricetta riformista più che socialista. Per questo il congresso ha anche incoronato una nuova star del partito, proprio la ministra economica ombra (Shadow Chancellor) Rachel Reese. Lei ha tenuto un applauditissimo intervento e il suo profilo parla chiaro e convince più dei proclami. Economista di formazione, curriculum perfetto tra Oxford e London School of Economics, Reese ha lavorato alla Banca d’Inghilterra e negli Stati Uniti. Progetti dunque in mani sicure: “Rachel è una seria economista”, ha commentato l’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (nominato ai tempi dai Conservatori) in un inedito “endorsement” politico. Insomma, riflettori puntati su Reese che sembra destinata a diventare la prima donna Cancelliere dello Scacchiere in 800 anni di storia.
I sondaggi sono rosei per i Laburisti e il clima del congresso lo ha dimostrato. Nelle intenzioni di voto da mesi sono avanti 18/20 punti rispetto ai Conservatori. Ma il sistema elettorale britannico, uninominale secco, è insidioso. Le proiezioni per circoscrizione confermano che se si votasse ora i laburisti sarebbero il primo partito. Mancherebbero però ancora una trentina di seggi per avere la maggioranza assoluta. Il voto avverrà entro il 2024, le recenti elezioni locali di maggio hanno riportato i laburisti in testa nelle amministrazioni locali ma i numeri ancora non sono sufficienti per evitare un eventuale governo di coalizione. Nel caso, i partner più probabili sarebbero ovviamente i liberaldemocratici.
Comunque, Starmer è ben consapevole che per garantire il futuro della sua leadership e un percorso agevole alle riforme in programma deve cercare a tutti i costi di vincere da solo. Servirà il migliore risultato dei Laburisti dal 1997, quando a valanga vinse appunto Tony Blair. All’inizio della Conferenza circolava tra delegati buontemponi un audio “Deep fake” in cui il leader parlava malissimo di Liverpool. Grandi risate, ma se le rosee prospettive di oggi si rivelassero false allo stato maggiore laburista rimarrebbe solo una smorfia molto amara.