Solo con il ballottaggio del 19 novembre si saprà se la maggioranza degli argentini preferisce un cambiamento nella continuità, eleggendo Sergio Massa come prossimo presidente, oppure un cambiamento radicale del modello di capitalismo per il Paese sudamericano, eleggendo Javier Milei. I due candidati presidenziali più votati al primo turno delle elezioni presidenziali del 22 ottobre – Massa con il 36,7% e Milei con il 30%- , che si sfideranno al ballottaggio, rappresentano due opzioni nettamente diverse in termini di programma economico, sociale e anche di scelte geopolitiche. Sergio Massa è da luglio 2022 ministro dell’Economia del Paese e, nonostante faccia parte dell’attuale governo che ha un bassissimo livello di approvazione, può sostenere di essere riuscito a evitare un peggioramento ulteriore della situazione economica. Massa può essere definito un peronista moderato di centro, in netta contrapposizione con il libertario anarco-capitalista di estrema destra Javier Milei. 

Un groviglio di problemi economici

Chi governerà il Paese per i prossimi quattro anni dovrà affrontare una situazione macroeconomica difficilissima:inflazione a tre cifre, recessione, forte aumento della povertà, sistema dei tassi di cambio insostenibile, indebitamento estero elevato con pochissime riserve valutarie. Quest’anno la situazione economica è peggiorata molto, sia per politiche economiche sbagliate, che per gli effetti della siccità, che ha ridotto la produzione agricola a uno dei livelli più bassi degli ultimi cento anni, con effetti negativi per la crescita e le esportazioni del Paese. Secondo le previsioni più recenti del Fondo Monetario Internazionale (FMI)  il Pil argentino si contrarrà del 2,5% quest’anno e l’inflazione annua arriverà al 136% a fine anno (IMF, World Economic Outlook, October 2023). 

Il governo ha recentemente annunciato una nuova serie di misure per aumentare il potere d’acquisto dei consumatori, tra cui l’aumento della spesa sociale e dei salari, l’eliminazione dell’imposta sul reddito per quasi tutti i lavoratori dipendenti, il congelamento delle tariffe dei servizi pubblici e il rimborso dell’IVA sugli acquisti di generi alimentari e prodotti di base. Queste misure fiscali espansive, se confermate, intensificheranno la pressione sul finanziamento del bilancio pubblico da parte della banca centrale e questa monetizzazione del disavanzo contribuirà ad un ulteriore aumento dell’inflazione. Sul mercato dei tassi di cambio vi sono enormi squilibri, causati da varie misure di controllo ai movimenti di capitale e dalla molteplicità dei tassi di cambio. È infatti cresciuto tantissimo il divario tra il tasso di cambio ufficiale e quello informale: il primo, fissato dalla banca centrale, è 365 pesos per un dollaro americano, mentre in alcuni giorni il dollaro blu (cambio informale) ha superato i 1000 pesos per comprare un dollaro americano. Nonostante i controlli ai movimenti di capitali, le riserve ufficiali di valuta forte, come dollari americani, sono progressivamente diminuite e le riserve ufficiali nette sono negative poiché la banca centrale è molto indebitata

Il saldo del conto corrente della bilancia dei pagamenti è in disavanzo, sia per il calo delle esportazioni di commodities agricole, sia per l’elevato livello di importazioni dovuto al tasso di cambio mantenuto artificialmente forte. Inoltre, la velocissima perdita di potere d’acquisto della valuta nazionale ha spinto gli argentini a consumare di più e questo ha contribuito a peggiorare lo squilibrio tra risparmio e investimento, che si riflette nel disavanzo dei conti esteri. Il Paese è stato in grado di sostenere importazioni elevate anche grazie all’accordo di swap valutario con la Cina, praticamente un prestito alla banca centrale argentina da parte di quella cinese

Una buona notizia è che il prossimo anno le condizioni climatiche dovrebbero tornare ad essere favorevoli per la produzione agricola. La bilancia commerciale dovrebbe quindi tornare ad avere un avanzo elevato, sia per l’aumento delle esportazioni di commodities, sia per la probabile contrazione delle importazioni se ci sarà l’attesa svalutazione del tasso di cambio ufficiale. Nel 2024 la scarsità di riserve valutarie sarà quindi minore, ma la necessità di dollari potrebbe essere comunque molto alta se dovesse vincere Milei

Destra anarchica: programma economico poco ortodosso

L’idea centrale di Milei è infatti la dollarizzazione, per eliminare l’inflazione galoppante: il suo piano prevede di sciogliere la banca centrale argentina, eliminare il peso e adottare il dollaro USA come moneta legale. Per realizzare la dollarizzazione, cioè per cambiare i pesos in dollari, serviranno alcune decine di miliardi di dollari americani, alcuni stimano circa 40 miliardi. In questo caso la Cina sicuramente non aiuterà il Paese sudamericano, ma non è scontata la risposta degli Stati Uniti. Nell’attuale contesto geopolitico, gli Stati Uniti potrebbero valutare più positivamente la prospettiva della dollarizzazione rispetto a quando il presidente Menem la propose nel 1999. Venticinque anni fa la supremazia del dollaro – come valuta di riserva, nel commercio e negli investimenti di portafoglio internazionali – non era minacciata. Oggi molti Paesi emergenti e del Global South, soprattutto spinti dai BRICS, auspicano una riduzione della dipendenza dal dollaro. Non è quindi da escludere che in caso di vittoria di Milei istituzioni finanziarie americane, pubbliche o private, possano questa volta facilitare la dollarizzazione nel Paese sudamericano. Inoltre, privati cittadini hanno risparmi in dollari, in parte all’estero e in parte sotto forma di dollari fisici “sotto il materasso”, ma la quantificazione è incerta. La vittoria di Milei, che più volte ha invitato gli argentini a disfarsi dei pesos, causerebbe ancora una forte domanda di dollari sul mercato nero, indebolendo ulteriormente il pesos e rendendo la dollarizzazione più probabile. Il processo di dollarizzazione potrebbe infatti richiedere meno dollari, perché sarebbe realizzata a un tasso di cambio più debole di quello di mercato attuale (dollaro informale). Massa è contrario alla dollarizzazione, ma non ha definito un piano preciso per ridurre l’inflazione ed eliminare le varie distorsioni sul mercato dei cambi. Ha proposto la creazione di una moneta digitale argentina per combattere l’evasione fiscale.

La dollarizzazione avrebbe sicuramente l’effetto positivo di ridurre l’inflazione, ma i critici sostengono che la riduzione dell’inflazione potrebbe essere ottenuta con interventi differenti che non avrebbero il costo di rinunciare alla politica monetaria e al ruolo della banca centrale come prestatore di ultima istanza in situazioni di crisi.  La dollarizzazione, invece, non risolve da sola gli squilibri fiscali che hanno portato l’Argentina al default sul suo debito pubblico nove volte, di cui tre dall’inizio del secolo. Il programma di Milei potrebbe infatti creare situazioni di disavanzo di bilancio. Avendo l’obiettivo di ridurre al minimo il ruolo dello Stato nell’economia e nella società, Milei propone tagli consistenti alla tassazione e alla spesa pubblica. Ma visto che è più facile abbassare le tasse piuttosto che ridurre la spesa pubblica, non è da escludere che i conti pubblici peggiorino. 

Inoltre, nell’attuale contesto argentino caratterizzato da un forte aumento della povertà, i tagli alla spesa sociale e assistenziale potrebbero alimentare movimenti di protesta, anche violenta. Gli annunciati tagli alla spesa pubblica in istruzione sono preoccupanti anche per le prospettive di crescita futura del Paese, che ha già registrato una forte diminuzione del capitale umano: tra i Paesi a reddito pro capite medio e alto, l’Argentina è l’unico Paese dove la percentuale dei giovani con un titolo universitario è minore oggi rispetto alla generazione precedente. 

Se la situazione economica nel breve periodo è difficile, nel medio periodo ci sono alcuni settori che rendono lo scenario più ottimista: l’agribusiness, il settore minerario, in particolare litio e rame che sono centrali per la transizione verde e digitale, e quello energetico. Il Paese ha enormi riserve di gas e petrolio nel bacino di Vaca Muerta (provincia di Neuquén, nord della Patagonia). Vaca Muerta rappresenta il secondo deposito di shale gas al mondo e il quarto per shale oil. Grazie alla costruzione di un nuovo gasdotto, il gas può arrivare nella provincia di Buenos Aires e in futuro anche in Bolivia e Brasile. Nel medio termine, quindi, l’Argentina potrebbe tornare ad essere un esportatore netto di energia.

Politica estera: due scenari molto diversi

Il risultato delle elezioni avrà conseguenze molto importanti anche per le relazioni geopolitiche del Paese sudamericano. Milei, che ha una decisa retorica anti-socialista e anti-comunista, ha già dichiarato che non intende avere relazioni politiche con la Cina, non farà entrare l’Argentina nei BRICS allargati o nella New Development Bank, la banca fondata dai BRICS. Questi sono progetti che invece porterà avanti Sergio Massa, come già ha fatto in qualità di ministro dell’Economia dell’attuale governo. L’Argentina ha aderito alla Belt and Road Initiative (BRI) nel febbraio 2022 e la Cina ha promesso impegni di investimento per quasi 24 miliardi di dollari nei settori energetico, minerario, infrastrutturale e tecnologico. Inoltre, dal 2020 le banche centrali dei due Paesi hanno il già menzionato accordo di swap valutario, che consente all’Argentina di conservare le scarsissime riserve di dollari americani e alla Cina di aumentare l’utilizzo dello yuan nelle transazioni internazionali. 

Milei ha anche dichiarato che non intende avere rapporti con il presidente di sinistra del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, e che non è interessato a continuare a partecipare nel MERCOSUR, il blocco regionale che include anche il Paraguay e l’Uruguay. Per Massa invece è importante il rafforzamento dell’integrazione regionale, soprattutto con il Brasile. L’appoggio argentino alla firma dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e MERCOSUR sarà più probabile con Massa rispetto a Milei, anche per la posizione sui temi ambientali di quest’ultimo. Milei è infatti negazionista dei cambiamenti climatici e considera l’ambientalismo un tema dell’agenda socialista

Javier Milei si comporta come un populista con posizioni anti-establishment, anti-casta, che trovano terreno fertile tra gli argentini, impoveriti dalla crisi economica e arrabbiati per i numerosi casi di corruzione di politici. Ma l’elezione di Milei non sarebbe semplicemente un rinnovamento della classe dirigente politica, “mandando a casa gli incapaci e corrotti”. Milei non è semplicemente un anti-casta, è un anti-Stato: il suo obiettivo è ridurre il ruolo dello Stato, ridimensionare la burocrazia e il potere politico (per esempio, propone la drastica riduzione dei ministri), eliminare istituzioni pubbliche (per esempio, la banca centrale). Con questo voto gli argentini sceglieranno non solo la strategia per risolvere la pesante crisi economica attuale, ma anche il modello di capitalismo per i prossimi anni. 

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