Circa 50 tra capi di stato e di governo si riuniscono oggi e domani a Granada per una due giorni di incontri in cui si parlerà di guerra in Ucraina, certo, ma anche della situazione in Nagorno-Karabakh, della crisi ambientale e climatica, delle sfide poste da migrazioni ed intelligenza artificiale. Ma soprattutto si inizieranno a tratteggiare i contorni dell’Unione europea del futuro e a discutere di come favorire l’integrazione e l’allargamento a nuovi paesi membri entro la fine del decennio. Si è iniziato oggi con la riunione dei 47 stati europei – tutti tranne Russia e Bielorussia –nel forum della Comunità politica europea (CPE), inaugurato lo scorso anno a Praga come alleanza contro l’invasione russa dell’Ucraina, mentre domani ci sarà un vertice informale dei 27 capi di Stato Ue, chiamati a confrontarsi con una serie di sfide, dall’Ucraina all’allargamento e la gestione delle migrazioni. Il vertice si terrà al Palacio de Congresos, a poca distanza dall’Alhambra. “Quando i leader si riuniranno per la foto di famiglia nella fortezza dalle alte mura e dalle numerose torri, parte un tempo dell’ultimo stato musulmano d’Europa, si ricorderanno ancora una volta i confini e le alleanze mutevoli dell’Europa”, osserva oggi il quotidiano Politico, secondo cui diversi rappresentanti di paesi aspiranti membri “saranno probabilmente preoccupati circa la possibilità che l’Ue li lasci entrare nella fortezza Europa”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Granada per partecipare al vertice della Comunità politica europea e perorare la richiesta di nuovi aiuti per la controffensiva: “Il nostro obiettivo comune è garantire la sicurezza e la stabilità della nostra casa comune europea”, ha affermato il capo dello stato ucraino al suo arrivo, aggiungendo che “stiamo lavorando insieme ai partner per migliorare l’architettura di sicurezza europea, in particolare la sicurezza regionale”. Lunedì, dopo il vertice a Kiev dei ministri degli Esteri europei, il capo della diplomazia tedesca Annalena Baerbock aveva affermato che il cuore dell’Europa “batte più forte in Ucraina” e che “la comunità europea della libertà deve estendersi da Lisbona a Lugansk”. Ma mentre si allarga il fronte di sostenitori dell’apertura verso l’Ucraina, si moltiplicano anche le preoccupazioni di chi, tra gli stati membri, ritiene l’ingresso di Kiev nell’Ue un potenziale terremoto. Senza contare che, secondo il Financial Times, i calcoli effettuati dalla Commissione europea prevedono che l’ingresso nell’Ue alle attuali regole garantirebbe a Kiev circa 186 miliardi di euro di aiuti in sette anni, trasformando molti dei 27 membri attuali in contribuenti netti, mentre altri paesi dovrebbero ad esempio rinunciare a circa un quinto dei sussidi derivanti dalla Politica agricola comune (PAC).
Nonostante lo scorso anno a Ucraina e Moldavia sia stato accordato lo status di paese “candidato” a tempo di record, non esistono corsie preferenziali per l’adesione all’Ue. Si tratta infatti di un processo faticoso in primis per i paesi candidati, che devono adottare l’intero corpo normativo che l’Ue ha creato sin dalla sua origine, il cosiddetto acquis communautaire – e poi per i paesi membri, che devono preparare l’Ue al cambiamento, riformandone le regole attuali, a partire dalla difficoltà di trovare accordi all’unanimità o a maggioranza qualificata fra membri con tanti interessi e visioni diverse. Non a caso la macchina dell’allargamento è ferma dal 2013. Eppure, secondo fonti diplomatiche sentite da Politico, i leader europei si appresterebbero ad annunciare il via libera al processo di adesione di Kiev entro la fine dell’anno e lo stesso presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha proposto che l’Unione sia pronta per l’allargamento ad altri 8 paesi (Ucraina, Moldavia, Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Albania e Montenegro) passando così da 27 a 35 entro il 2030. Non tutti sono d’accordo e a Granada non è prevista alcuna decisione, ma si comincerà a parlarne in vista del Consiglio Europeo di dicembre, che seguirà alla pubblicazione del rapporto della Commissione sull’allargamento, atteso tra fine ottobre e inizi novembre.
A Granada si parlerà anche di migrazioni, tema caldo e particolarmente caro ai paesi di primo arrivo, fra cui l’Italia. Il vertice si tiene all’indomani dell’accordo raggiunto sul nuovo Patto migranti e asilo in materia di crisi e situazioni di forza maggiore, fino a ieri bloccato dalla controversia fra Italia e Germania sulle Ong. Proprio da parte italiana è stato chiesto, considerando l’emergenza legata agli sbarchi senza sosta, di inserire il tema migrazione nell’agenda dei lavori del Consiglio europeo informale di domani. Una richiesta accolta dalla presidenza spagnola e da Charles Michel, che l’ha indicata nella sua tradizionale lettera di invito ai leader europei come la questione più pressante con cui si confronta l’Ue in questo momento. Tuttavia, l’annuncio del presidente tunisino Kais Saied di non voler attuare l’intesa siglata con l’Europa ha raffreddato le aspettative. L’Ue aveva offerto a Tunisi 1,2 miliardi di dollari di aiuti economici in cambio – tra l’altro – di impegni nel controllo dei flussi migratori. Saied ha rifiutato, definendo “una miseria” la cifra promessa. Parole che gelano ancora una volta l’Ue dopo l’avvertimento lanciato dal ministro dell’Interno di Tunisi: “La Tunisia non può agire come un gendarme la cui missione è proteggere i confini degli altri. Può solo difendere i suoi confini, le proprie frontiere”.
di Matteo Villa, Senior Research Fellow ISPI
“Tante questioni sul tavolo, anche molto importanti. Ma la Comunità politica europea sembra già un malato terminale. Una delle questioni che non ci sarà è il conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaigian: a risolverlo per i leader ci ha già pensato Baku, sul campo, due settimane fa. Non ci sarà neppure Erdogan, che si scusa: ha un raffreddore. E persino la prima ministra danese salta il turno per un intervento di fronte al Parlamento di Copenaghen. Il discorso sull’allargamento che intende fare Macron sarà cruciale, ma rischia di arrivare a una sala mezza vuota”.
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A cura della redazione di ISPI Online Publications (Responsabile Daily Focus: Alessia De Luca, ISPI Advisor for Online Publications)