L’esplosione del conflitto tra Israele e Gaza ha avuto un effetto immediato sui mercati petroliferi mondiali: ieri il Brent ha aperto con un balzo del +6%, da 84 a 89 dollari, prima di ritracciare. Oggi però, malgrado l’aggravarsi della situazione (con Israele che sottopone Gaza a un blocco di terra e a pesanti bombardamenti), l’effetto sui prezzi appare molto contenuto. Basti considerare che un probabile sabotaggio del “Baltic Connector”, gasdotto che congiunge Estonia e Finlandia, ha fatto aumentare il prezzo del gas in Europa di quasi il 30% negli ultimi due giorni. Il confronto tra le due reazioni dei mercati dà una misura di quanto poco questi credano nella possibilità che il conflitto israelo-palestinese si estenda su scala regionale, trascinando nella mischia anche grandi produttori di petrolio come i paesi del Golfo. Almeno per ora.
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