Il Vietnam si presenta a oggi come uno dei paesi più stabili dell’area sudest asiatica. Nonostante alcune recenti turbolenze politiche ed economiche interne, infatti, la leadership del Partito comunista del Vietnam rimane salda e le prospettive macroeconomiche del paese risultano essere promettenti. Tuttavia, a livello internazionale, la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina nella regione Indo-Pacifica e le frizioni in atto con Pechino nel Mar Cinese Meridionale presentano potenziali elementi di criticità per il Vietnam. Pur in presenza di iniziative di avvicinamento diplomatico da parte dei due rivali, i decisori politici del Vietnam rimangono intenzionati a mantenere quanto più possibile una politica estera bilanciata tra le potenze attive all’interno del proprio quadro strategico di riferimento, al fine di continuare a navigare con prudenza le questioni sicuritarie regionali.
Il Partito comunista del Vietnam (Pcv) è il vincitore della Seconda Guerra d’Indocina nel 1975 e il fondatore dell’attuale Repubblica socialista del Vietnam, che governa in regime di partito unico e senza soluzione di continuità sin dalla sua creazione. L’articolo 4 della Costituzione vietnamita ufficializza il ruolo del Pcv come “forza-guida” dello stato.[1] Come tale, in parallelo alle istituzioni statali proprie del paese, le strutture organizzative in cui si articola il Pcv (quali ad esempio il Politburo) sono di fondamentale importanza all’interno del sistema politico vietnamita, in quanto stabiliscono le direttrici per il governo ed elaborano la linea “ideologica” a cui i funzionari pubblici devono attenersi. Le figure apicali di tale sistema, i cosiddetti “quattro pilastri”, sono: il segretario generale del Pcv, il presidente del paese, il primo ministro e il presidente dell’Assemblea Nazionale.[2]Tra i “quattro pilastri” sopra menzionati, il segretario generale del Pcv ricopre di fatto il ruolo di primus inter pares e figura-cardine del sistema politico vietnamita. Tale posizione è attualmente occupata da Nguyễn Phú Trọng. Membro del Pcv dal 1968, da quasi trent’anni egli ricopre ruoli di vertice all’interno del partito. Trọng è stato eletto segretario generale del partito per la prima volta nel 2011 e successivamente riconfermato nel 2016 e nel 2021. L’elezione per un terzo mandato è un fatto inusuale all’interno del Pcv, dal momento che precedentemente ciò era avvenuto solo per Hồ Chí Minh e Lê Duẩn, entrambe personalità-chiave della storia politica vietnamita. Attualmente, Trọng si evidenzia dunque come figura di assoluta centralità all’interno dell’universo politico del paese.[3] Ciò costituisce una parziale cesura rispetto allo storico stile di governance “collettivo” del Pcv, nel quale generalmente a nessuno è consentita la permanenza in posizioni di vertice per periodi di tempo troppo significativi.
Il consolidamento definitivo della posizione di leadership di Trọng è in larga parte da attribuirsi alla campagna anticorruzione denominata “fornace ardente” da lui organizzata a partire dal 2013. L’iniziativa mira a mettere un freno alla corruzione da parte degli ufficiali governativi, un problema endemico in Vietnam. Secondo la visione di Trọng, tale comportamento rappresenterebbe una seria minaccia alla legittimità del ruolo di guida morale del partito per la società vietnamita. A partire dal lancio dell’operazione, si stima che circa duecentomila membri del Pcv a tutti i livelli abbiano ricevuto un qualche tipo di sanzione disciplinare, da quelle più lievi, consistenti in un avvertimento formale, a quelle più gravi, comportanti lunghe sentenze penali.[4]
Da un altro lato, invece, la campagna è da interpretarsi come uno strumento di lotta politica interna. Diversi analisti hanno sottolineato come essa sia stata funzionale a Trọng per legittimarsi in maniera permanente come imprescindibile figura morale e politica di riferimento e guadagnare così la riconferma a segretario generale del Pcv nel 2016 contro la fazione rivale facente capo all’allora primo ministro Nguyễn Tấn Dũng.[5] Dopo la seconda riconferma di Trọng nel 2021 la campagna venne intensificata, andando a toccare per la prima volta i più alti ranghi del partito. Nel gennaio 2023 l’allora presidente Nguyễn Xuân Phúc e due vice-primi ministri furono costretti a rassegnare le proprie dimissioni in quanto sospettati a vario titolo o di essere coinvolti in episodi corruttivi o di non aver sufficientemente vigilato sulle azioni dei sottoposti. Tali figure appartenevano a una corrente più riformatrice del Pcv, opposta a quella del segretario generale.[6] Come sostituto di Phúc alla carica presidenziale l’Assemblea Nazionale vietnamita ha selezionato nel marzo 2023 Võ Văn Thưởng, appartenente alla cerchia più stretta di Trọng.[7] Il posizionamento di un suo fedelissimo in un ruolo-chiave rappresenta quindi un ulteriore tassello della consacrazione dell’influenza del segretario generale Trọng e lo rende sostanzialmente il king-maker nel decidere il suo successore durante il prossimo Congresso del Pcv nel 2026, per il quale verosimilmente egli non si ricandiderà per questioni anagrafiche.
Da un lato, la campagna “fornace ardente” è stata effettivamente strumentale nel porre un argine al fenomeno della corruzione in Vietnam.[8] Dall’altro lato, però, l’iniziativa ha presentato degli effetti secondari imprevisti, andando a impattare su diversi aspetti dell’economia vietnamita. Per prima cosa, le indagini e le procedure giudiziarie portate avanti nei confronti di società attive nel settore immobiliare hanno fatto registrare ritardi nella messa in opera di numerosi progetti di sviluppo edilizio, causando complicazioni in uno dei settori produttivi trainanti del paese.[9] A ciò si deve aggiungere il rallentamento della macchina burocratica statale, dal momento che molti degli ufficiali preposti a emettere nuove licenze commerciali o ad approvare nuovi progetti pubblici si stanno dimostrando restii a concedere le autorizzazioni, temendo di finire implicati nelle inchieste anti-corruzione.[10] Infine, gli arresti di alcune figure-chiave del mondo del business vietnamita, come quella del magnate Trịnh Văn Quyết con l’accusa di manipolazione del mercato azionario,[11] hanno causato apprensione nel settore degli investimenti, facendo segnare oscillazioni in borsa e intimorendo gli investitori esteri.[12] A questo quadro si devono aggiungere anche complicazioni legate a fattori esogeni al paese. Nel 2022 il Prodotto interno lordo (Pil) del Vietnam era cresciuto oltre le aspettative, mettendo a referto un incremento di circa otto punti percentuali. Secondo la Banca Mondiale, la performance era principalmente da attribuirsi a un rilancio dei consumi interni dopo le restrizioni legate all’epidemia da Covid-19 e all’aumento dell’export del settore manifatturiero.[13] Tuttavia, nei primi mesi del 2023 si è avuto un trend in controtendenza rispetto a questi dati. A titolo esemplificativo, durante il primo trimestre dell’anno la crescita del Pil si è attestata al 3,32%, in netto calo rispetto al 5,92% registrato nell’ultimo quarto del 2022.[14] Tale ribasso è da ricollegarsi in maniera prevalente a un calo della domanda da parte dei principali partner commerciali del Vietnam quali Stati Uniti e Unione Europea, in cui fattori congiunturali quali inflazione e rincaro delle spese energetiche hanno portato a una minore richiesta di prodotti vietnamiti. Questa tendenza è stata ulteriormente evidenziata dalla revisione delle previsioni di crescita del Pil formulate dalla Banca mondiale, abbassate per il 2023 da 6,3% a 4,7% e per l’anno prossimo da 6,5% a 5,5%.[15]
Il governo di Hanoi è attualmente impegnato a mettere in campo misure di stimolo economico atte a invertire tale andamento negativo durante la seconda parte dell’anno, con l’obiettivo di raggiungere il target di crescita del Pil del 6,5% che era stato prefissato.[16]
Anche se diversi analisti prevedono un proseguimento della campagna “fornace ardente” anche negli anni a venire, ma considerando l’importanza di una crescita economica sostenuta per sostanziare l’immagine del Pcv come di entità-guida imprescindibile per il paese appare improbabile che essa continui con l’intensità dell’ultimo periodo. A tale riguardo, il Fondo monetario internazionale, pur sottolineando la necessità di operare alcune riforme strutturali, prevede per il Vietnam un ritorno a tassi di crescita elevati nel medio termine.[17] Inoltre, nonostante i recenti avvicendamenti al vertice della piramide politica, la base di potere su cui poggia la leadership del Partito comunista permane stabile.[18] Pertanto, nonostante le recenti scosse che hanno interessato l’economia e la politica vietnamita, le prospettive future interne del paese e del Pcv si presentano, nel complesso, solide.
Fig.7 – Investimenti diretti esteri attratti dal Vietnam negli anni 2018-2022
(dati in mld di dollari)

Il Vietnam possiede un profilo di assoluta rilevanza all’interno dell’attuale competizione tra Cina e Stati Uniti. Le relazioni che esso intrattiene con tali grandi potenze sono multi-livello e di natura essenzialmente differente.
Da un lato, stante la sua grande influenza regionale la Cina rappresenta storicamente il focus di politica estera imprescindibile per il Vietnam e, contestualmente, per Pechino esso è uno stato del sudest asiatico di interesse prioritario nel contesto della sua politica di vicinato. A livello geo-strategico, i due condividono un’importante frontiera terrestre, punto di passaggio di sostanziali traffici commerciali. L’intenso interscambio economico rappresenta uno degli elementi fondamentali per inquadrare le loro relazioni. Inoltre, Cina e Vietnam sono accomunati dall’essere entrambi stati a partito unico di ideologia marxista-leninista, con molteplici legami istituzionali in essere tra il Pcv e il Partito comunista cinese. Tuttavia, a livello geopolitico le relazioni tra i due sono lontane dall’essere ottimali. La linea costiera del Vietnam si affaccia infatti sul Mar Cinese Meridionale, una zona di cruciale importanza strategica attraverso la quale transita circa il 30% del volume dei commerci mondiali.[19] Pechino da lungo tempo rivendica diritti esclusivi su gran parte dell’area e ciò la pone in diretto contrasto con diversi stati della regione, tra cui appunto il Vietnam, che parimenti reclamano il proprio controllo su alcune minori porzioni del territorio marittimo. La sovrapposizione delle rivendicazioni ha portato ad episodi di attrito all’interno del perimetro del Mar Cinese Meridionale tra Hanoi e Pechino, con quest’ultima che in più occasioni, e anche in tempi recenti, ha posto in essere un atteggiamento intimidatorio nei confronti di installazioni e imbarcazioni vietnamite presenti all’interno del territorio conteso.[20]
Dall’altro lato, a partire dal loro ritiro dal paese in seguito alla conclusione della Seconda Guerra d’Indocina e fino al 1995 gli Stati Uniti non hanno intrattenuto relazioni diplomatiche con il Vietnam. Tuttavia, a partire dal 1995, e specialmente nell’ultimo decennio, le interconnessioni tra i due stati sono notevolmente cresciute in diversi settori strategici come ad esempio quello commerciale, con l’interscambio che ha toccato i 138 miliardi di dollari nel 2022.[21]
La visita ad Hanoi che il presidente americano Biden fa il 10 settembre 2023 presenta elementi di assoluto rilievo nel contesto delle relazioni Stati Uniti-Vietnam. Durante il suo svolgimento le due parti decidono infatti di elevare le loro relazioni al livello di Partnership strategica comprensiva.[22] Tale etichetta diplomatica è utilizzata dal Vietnam per identificare i suoi partner più stretti e comprende, tra gli altri, Cina e Federazione Russa.[23] Il riconoscimento ufficiale di Washington all’interno della cerchia dei paesi che Hanoi considera più vicini rappresenta un importante successo diplomatico per gli Stati Uniti, nonché il coronamento di un’articolata strategia di lungo termine che aveva comportato negli ultimi mesi un aumento delle visite di figure di spicco dell’amministrazione Biden nel paese stesso.[24] Parallelamente, si deve sottolineare il significativo passaggio della portaerei americana Ronald Reagan nel porto di Da Nang avvenuto nel giugno 2023, il terzo in assoluto in Vietnam da parte di un vascello di questo tipo. Attraverso tale azione Washington punta a evidenziare la propria volontà di avvicinarsi maggiormente al Vietnam anche in questioni relative all’ambito della sicurezza regionale, che fino a pochi anni fa erano assenti dall’agenda di cooperazione tra i due paesi. Per quanto riguarda la Cina invece, se da un lato, come detto, essa non si sottrae dall’intimidire con una certa cadenza il Vietnam all’interno del perimetro conteso nel Mar Cinese Meridionale, dall’altro lato invece mira a mantenere una vicinanza politico-diplomatica speciale con le autorità di Hanoi. All’interno di tale cornice si possono quindi leggere sia la visita del segretario generale Trọng a Pechino nel novembre 2022 (la prima di un leader straniero dopo il ventesimo Congresso del Partito comunista cinese),[25] sia la missione diplomatica del primo ministro vietnamita Phạm Minh Chính nella capitale cinese questo giugno per una quattro-giorni di incontri di alto livello,[26] ma soprattutto la voce che il presidente cinese Xi Jinping possa a sua volta compiere molto presto un viaggio ufficiale nella capitale vietnamita.[27] Tutte queste diverse iniziative di engagement diplomatico da parte americana e cinese devono essere lette attraverso la lente della loro competizione, e mirano in ultima analisi a persuadere la leadership vietnamita a supportare quanto più possibile le rispettive agende politiche per l’area Indo-Pacifico.
Nonostante la sua importanza all’interno delle dinamiche sino-americane e le recenti “offensive diplomatiche” delle due superpotenze, tuttavia, il Vietnam attualmente non manifesta l’intenzione di schierarsi apertamente né con l’una né con l’altra parte, preferendo di contrasto mantenere un posizionamento strategico quanto più possibile bilanciato e indipendente. Sin dalla sua enunciazione all’interno del white paper relativo alla difesa del 1998, infatti, il paese rimane coerente nell’attenersi alla “Politica dei tre no” (no ad alleanze militari, no allo schierarsi con uno stato al fine di andare contro a un altro, no a basi militari di paesi terzi sul territorio vietnamita)[28] come punto di riferimento imprescindibile per la condotta delle proprie relazioni internazionali. La volontà di non posizionarsi in maniera esclusiva né con Washington né con Pechino non presuppone tuttavia il perseguimento di una politica estera passiva da parte di Hanoi. Al contrario, nell’interfacciarsi con la Cina e con gli Stati Uniti contemporaneamente le autorità vietnamite mettono in atto una politica che è stata definita come “omnidirezionale”.[29] Tale definizione racchiude infatti in sé la caratteristica principale della condotta diplomatica del Vietnam negli ultimi anni, cioè quella di coltivare una molteplicità di rapporti paralleli con più attori regionali ed extra-regionali, tra i quali si possono annoverare, oltre alle due superpotenze sopracitate, anche India, Repubblica di Corea, Giappone, Australia, Unione Europea e Federazione Russa.
In conclusione, sicuramente la volontà di mantenere relazioni quanto più possibile cordiali con il vicino cinese è la priorità politica maggiore per il Vietnam. Tuttavia, stante la crescente assertività di quest’ultimo, le autorità del paese stanno allo stesso tempo anche acconsentendo a maggiori iniziative di engagement da parte degli Stati Uniti, pur cercando per quanto possibile di fare ciò senza indispettire Pechino. Il mantenimento di tale politica di equilibrio tra le due superpotenze, insieme con il perseguimento di relazioni multilivello con altri attori globali, rappresenta così senz’altro l’elemento cardine della condotta che la leadership del Vietnam sta attualmente adottando all’interno dell’arena internazionale.
[1] “The Constitution of the Socialist Republic of Vietnam (2013)”, International Idea Institute for Democracy and Electoral Assistance.
[2] T. Nguyen, “In Vietnam, the New ‘Four Pillars’ and the Desire for National Prosperity”, Taiwan Center for Security Studies, 23 marzo 2022.
[3] K.G. Nguyen, “Nguyen Phu Trong’s Dominance in Vietnamese politics: Far-reaching Implications”, Fulcrum, 27 febbraio 2023.
[4] K.G. Nguyen, “Vietnam’s Anti-corruption Campaign: Economic and Political Impacts”, ISEAS Perspective, 18 maggio 2023.
[5] A.L. Vuving, “Why Trong’s Re-Election Doesn’t Spell the End for Reform in Vietnam”, East Asia Forum, 5 aprile 2016.
[6] O. Tomoya, “New Vietnam President Moves Party Chief Trong Closer to One-Man Rule”, Nikkei Asia, 3 marzo 2023.
[7] S. Strangio, “Vietnam’s Parliament Selects Vo Van Thuong as New President”, The Diplomat, 2 marzo 2023.
[8] J. Liew e J. Loo, “Vietnam’s Anti-Corruption Drive and Its Economic & Political Impacts”, StoneTurn, 6 aprile 2023.
[9] H.H. Liep, “The Impact of Vietnam’s Anti-Corruption Campaign on the Real Estate Sector”, ISEAS Perspective, 31 maggio 2019.
[10] P. Heijmans e D.T.U. Nguyen, “Anti-Graft Crackdown Pushes Vietnam’s Fearful Bureaucrats to ‘Do Nothing’”, Bloomberg, 22 febbraio 2023.
[11] K. Vu, “Vietnam Arrests Chairman of FLC, Bamboo Airways over Alleged Market Manipulation”, Reuters, 29 marzo 2022.
[12] T. Westbrook e K. Vu, “Vietnam’s ‘Blazing Furnace’ Crackdown Burns $40 Bln Off Stocks”, Reuters, 29 aprile 2022.
[13] C. Turk, “Taking Stock: Vietnam Economic Update, March 2023”, World Bank, 13 marzo 2023.
[14] K. Vu, “Vietnam Q1 GDP Growth Slows as Weak Demand Hits Exports”, Reuters, 29 marzo 2023.
[15] E. White e M. Ruehl, ”Asia faces one of worst economic outlooks in half a century, World Bank warns”, Financial Times, 2 ottobre 2023.
[16] “Vietnam PM Says Nation Targeting 9% Growth in Second Half”, The Business Times, 6 agosto 2023.
[17] International Monetary Fund, “IMF Staff Completes 2023 Article IV Mission to Vietnam”, 29 giugno 2023.
[18] H.H. Le, “What Recent Changes at the Top Mean for Vietnam”, The Interpreter, 27 febbraio 2023.
[19] “How Much Trade Transits the South China Sea?”, Center for Strategic and International Studies (CSIS), 25 gennaio.
[20] T.H. Do, “Vietnam Confronts China in the South China Sea”, East Asia Forum, 6 dicembre 2019.
[21] US Department of State, “The United States – Vietnam Relationship: Celebrating 10 Years of Comprehensive Partnership and 28 Years of Diplomatic Relations”, 13 aprile 2023.
[22] A. Powell, “US, Vietnam Highlight Elevated Relationship”, Voice of America, 10 settembre 2023.
[23] V. Khang, “Can an Upgraded US Partnership Help Vietnam Escape China’s Orbit?”, The Diplomat, 15 agosto 2023.
[24] N.A.L. Dien e T.H. Hoang, “Is the Sun Shining on Vietnam-US Relations?”, Fulcrum, 20 aprile 2023.
[25] P. Nian, “Nguyen Phu Trong’s Trip Highlights Special Relationship Between China and Vietnam”, The Diplomat, 29 ottobre 2022.
[26] P. Jha, “Vietnamese PM Visit to China”, Modern Diplomacy, 30 giugno 2023.
[27] R. Ratcliffe, “China Building Airstrip on Disputed Island, Satellite Images Suggest”, The Guardian, 17 agosto 2023.
[28] D. Grossman e C. Sharman, “How to Read Vietnam’s Latest Defense White Paper: a Message to Great Powers”, War on the Rocks, 31 dicembre 2019.
[29] L.T. Huong, “Vietnam’s Precarious Strategic Balancing Act”, East Asia Forum, 5 luglio 2014.