“Hamas pagherà un prezzo altissimo”. Dalle parole del ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, sembra chiaro anche chi altro, oltre Hamas, pagherà questo prezzo: i due milioni di palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. Da oggi la zona è sotto blocco totale, dopo che Tel Aviv ha sospeso le forniture di elettricità, carburante, cibo e acqua. Già oggi l’UNRWA, l’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi, ha dichiarato che tutte le scuole sono chiuse e che più di 550mila persone non hanno accesso all’assistenza alimentare. E le cose potrebbero peggiorare: a seguito del blocco del 2007 (quando Hamas prese il controllo politico della Striscia) occorsero otto anni prima che, dal 2015, la situazione cominciasse gradualmente a tornare alla normalità. 

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